Lunedì 16 Ottobre 2017
Una serata memorabile al LAC

Venerdì 13 ottobre 2017, grazie alla collaborazione con la Compagnia Finzi Pasca, LuganoInscena e LACedu, i soci di asi hanno potuto assistere allo spettacolo “Per te“, rappresentato presso la Sala Teatro del LAC di Lugano e introdotto da una presentazione da parte di un membro della Compagnia Finzi Pasca. Una serata memorabile, che vogliamo dedicare alle famiglie e amici di asi quale segno di gratitudine per il sostegno e la fiducia, e ai ragazzi e operatori del Laboratorio Laser per il grande lavoro dietro le quinte per dare visibilità ad asi.

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Leggete le testimonianze di due spettatrici:

"È stata una serata molto emozionante, mista di vari sentimenti. Dapprima la paura. Soffrendo di vertigini ho inquadrato la scena teatrale sottostante e ho avuto una défaillance iniziale, dovuta all’altezza. Ho impiegato un po' a scacciare via le vampate di calore i brividi e quant’altro. Questo per circa una mezz’oretta.

Se sapevo che i posti erano in alto probabilmente non avrei partecipato. E per fortuna che non lo sapevo! Altrimenti sarei stata come quell’uomo sulla panchina che non viaggiava per le sue paure/fobie. Senza nulla togliere a nessuno, nemmeno a chi non viaggia. Poiché anche io ero confinata dentro alla mia confort-zone e non viaggiavo. Però mi sarei persa qualcosa, decisamente mi sarei persa qualcosa.

Aver visitato un luogo come il LAC, nel suo essere più intimo, il dietro le quinte,  calzato il palcoscenico, toccato le armature… tra l’altro non è stata un’esperienza unica, quanto importante. Di fatto aver visitato prima e conosciuto direttamente i retroscena, mi ha aiutato a affrontare meglio le mie paure (vertigini + misto di effetti acustici irritanti). Scrivo questo per darti un feedback della serata, da un punto di vista coinvolto. Lo spettacolo mi ha commosso. L’ho trovato geniale, poiché nelle sue metafore, che ognuno interpreta a modo suo, è stato molto incisivo. Per quanto mi riguarda per lo meno: la malattia, lo scherno, l’indifferenza che vela la consapevolezza, la solitudine, la morte, il sangue, la cura della malattia, la sofferenza, i cani che hanno un ruolo importante nella vita di tutti, ma possono essere anche delle terapie per alcuni, i cani che si sostituiscono alla compagnia delle persone, orerei aggiungere, gli altri, le maschere => armature che chi ha un problema porta sofferente => le maschere sono pesanti, 30 kg l’una, e chi le porta non è una persona qualunque, ha un fisico speciale (lo dicevano ieri i teatranti).

Le voci che si sovrapponevano, quelle dei cori con quelle singole ad esempio: l’esplicazione di due mondi distinti che però vanno inscena contemporaneamente, parallelamente => ho sentito di alcuni a cui non era piaciuto lo spettacolo poiché non si capiva cosa dicessero. Il gusto è soggettivo chiaramente.

Grazie mille, poiché uno spettacolo simile non l’avrei mai visto di mia spontanea iniziativa! Però mi è stato più utile di quanto immagini."

 

La mamma di Giona: "Mi è piaciuta la mostra delle scatole del signor Maier (spero si scriva così), delicata e che mi ha dato delle emozioni immediate.
Mi ha molto emozionato e stupito, anzi prima stupito e poi emozionato tanto il fatto che Daniele Finzi Pasca sia venuto di persona lui ad accoglierci e a presentarci lo spettacolo. È una persona squisita, profonda, empatica e sensibile come spesso lo sono i veri artisti, che si impegna veramente a capire.
Molte persone stanno accanto ai loro cari ammalati ma poi sono così distanti e non cercano di capire, anzi non prendono nessun insegnamento, non prendono nulla dall'altro.
Io quanto sono cresciuta nello star vicino a Giona. Quanto mi ha insegnato!
Nello spettacolo ho avuto dei momenti molto intensi. Due mi hanno toccato in particolar modo: l'intrecciarsi dei veli, specialmente dei veli rossi e arancioni, il velo rosso, e poi il monologo sulla precisione delle parole di quanto noi siamo precisi su certe parole e non siamo precisi su certe altre e di come su un tema così difficile, vedovo, orfano, come si chiama un genitore che perde un figlio, sia riuscito ad essere ugualmente così leggero. 
Io rifletto tantissimo sulle parole, quelle che mi si dicono, quelle che devo ascoltare senza ribattere, purtroppo, quelle che non riesco a non ribattere e quelle belle che voglio ricordare per tutta la vita. Per me le parole sono importanti. Anche per Giona. Lui non parla ma ha i suoi pittogrammi e a volte se non riesco a capire cosa vuol dire sono cavoli amari per me, perché va avanti a chiedermi "altra parola" fino alla sfinimento. Oppure se non c'è il pittogramma per la parola che lui vuole scegliere dobbiamo inventarlo e disegnarlo un pittogramma nuovo e non ti dico che fatica a volte disegnare qualche cosa di molto astratto, faccio un esempio: "bislacco".
Ma sto divagando. 
Insomma. Sono stata bene. Questi momenti mi nutrono dentro e mi danno la forza per continuare bene la vita. Sai quanto io devo organizzarmi per poter partecipare al di fuori delle mie giornate prestabilite. 
Ne ero felice".