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Malattie congenite nei disturbi dello spettro autistico
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Malattie congenite nei disturbi dello spettro autistico

 

L’Assicurazione Invalidità (AI) prevede tutta una serie di indennità, fra cui le indennità mediche nel caso di malattie congenite. Ma che cosa sono le malattie congenite, e quando questi rimborsi sono riconosciuti nel caso di persone affette da disturbi dello spettro autistico?

 

 

Quando nel 1960 è stata introdotta l’Assicurazione Invalidità, ancora non esisteva l’obbligo della Cassa Malati. Sobbarcandosi i costi delle cure mediche, l’AI voleva assicurarsi che tutti i bambini, indipendentemente dalle possibilità economiche dei loro genitori, potessero usufruire delle necessarie cure mediche ed essere così in grado, una volta cresciuti, di integrarsi nel mondo del lavoro.

 

L’AI prende in considerazione solo le infermità congenite, vale a dire quelle malattie già presenti al momento della nascita. Per sapere se si tratta di infermità congenita, basta consultare l’elenco delle malattie congenite in cui sono elencate tutte le patologie riconosciute dall’AI. Poiché l’AI è un’assicurazione integrativa, l’elenco enumera solo le infermità congenite curabili e bisognose di cure. Tutte le cure previste devono essere necessarie, riconosciute scientificamente, semplici e adeguate. Per determinare se esistono i criteri richiesti, gli Uffici AI sono tenuti ad attenersi alla Circolare sui provvedimenti sanitari d’integrazione dell’AI.

 

L’AI risponde delle cure mediche solo fino al ventesimo anno di età. Diversamente da altre assicurazioni malattia non c’è né una franchigia né danni non coperti dall’assicurazione. Dopo il ventesimo anno d’età l’assicurazione malattia subentra all’AI nella copertura dei costi. Le cure sono coperte dall’assicurazione di base, a condizione che rientrino nella lista delle prestazioni degli assicuratori.

 

Nel 2008 è stata introdotta la perequazione finanziaria. A quel punto, al posto dell’AI, sono subentrati i cantoni e i comuni a garantire le misure pedagogiche necessarie, come la stimolazione intensiva precoce, la logopedia o la psicomotricità. L’AI non è più competente in materia.

 

Nel 2010 l’infermità congenita 401 (autismo infantile e psicosi primarie infantili) è stata suddivisa in due infermità congenite:

 

  • infermità congenita 405

disturbi dello spettro autistico, a condizione che i sintomi si siano manifestati prima del compimento del quinto anno di età

 

  • infermità congenita 406

psicosi primarie infantili, a condizione che i sintomi si siano manifestati prima del compimento del quinto anno di età

 

Sia per l’infermità congenita 405 che per la 406 dunque la diagnosi deve essere formulata prima del compimento del quinto anno di età. Non si definisce sotto quale forma e con quali limitazioni debbano essere identificate. Si lascia ampio spazio di manovra agli Uffici AI competenti. Nella pratica è del tutto possibile che la diagnosi di un disturbo dello spettro autistico sia pronunciata solo dopo il quinto anno.

 

Decisivo per l’AI non è il momento in cui la diagnosi è stata formulata, ma quando i sintomi vengono riconosciuti. Non è definito neppure chi debba fare la diagnosi. Teoricamente l’AI può riconoscere un’infermità congenita in base alle dichiarazioni retrospettive dei genitori e in base al certificato di un medico di famiglia. Nella pratica ciò avviene di regola grazie a un consulto specialistico.

 

Nella Svizzera tedesca solitamente si diagnostica l’infermità congenita 405. Nelle regioni di lingua tedesca si utilizzano i protocolli diagnostici (ICD 10 e DSM IV) che contemplano i disturbi dello spettro autistico, manca però la psicosi primaria infantile. L’infermità congenita 406 (psicosi primaria infantile) viene diagnosticata solo nella Svizzera francese. Tuttavia anche nella Svizzera francese i disturbi dell’autismo sono sempre più spesso diagnosticati secondo i criteri internazionali e annunciati all’AI come infermità congenita 405.

 

Per i bambini affetti da disturbi dello spettro autistico una cosa è di fondamentale importanza: riuscire a contenere il ritardo nello sviluppo con un appropriato e precoce trattamento intensivo. Certo l’AI si assume i costi per le terapie eseguite da personale formato e riconosciuto, come ad esempio gli psicologi, tuttavia per un lasso di tempo molto limitato.

 

I programmi intensivi di stimolazione come ABA (Applied Behavioral Analysis) richiedono molto tempo e vengono realizzati da terapisti qualificati. L’AI sinora ha rifiutato di assumere i costi per questi trattamenti. Anche compiti di assistenza, che spesso sono la premessa affinché gli invalidi possano frequentare una classe, non sono rimborsati dall’AI.

 

Nonostante i grandi benefici ottenuti grazie ai programmi di stimolazione intensiva e dall’assistenza, spesso indispensabile, di una persona competente, le relative spese devono essere sopportate dai genitori dei bambini invalidi. Il grado di sostegno dipende di conseguenza innanzitutto dalle possibilità economiche dei genitori. Non tutti dunque possono usufruire delle medesime prestazioni. L’intenzione del 1960 di garantire a ogni bambino colpito da infermità congenita le cure necessarie per consentirgli più tardi un’integrazione professionale, oggi, nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico, non si è avverata.

 

Jim Wolanin

 

 

 

Ulteriori informazioni e  documentazione:

 

ias - istituto delle assicurazioni sociali

Ufficio dell’assicurazione invalidità

Via Gaggini 3

6501 Bellinzona

www.iasticino.ch

ias@ias.ti.ch

 

 

 

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